La lunga intervista rilasciata all'emittente egiziana all news Alghad TV il 29 Giugno 2026 mi ha consentito di ribadire un punto che enfatizzo - invano - da anni.

Le ondate di calore con temperature diurne elevatissime ed incapaci di calare significativamente sotto i 30° neanche durante le ore notturne vanno inquadrate con una provocazione che però resta ben ancorata ai dati.

L'Europa, da sola, pesa meno del 7% delle emissioni globali di gas serra. Eppure la sua corsa alla decarbonizzazione prosegue con un'intensità e un'ostinazione che, a ben guardare, hanno sempre meno a che fare con una politica climatica razionale e sempre più con una forma di autoflagellazione ideologica: costosissima sul piano economico per famiglie e imprese, marginale — se non trascurabile — sul piano dell'impatto fisico reale sul clima globale, e sostanzialmente priva di responsabilità politica per chi la promuove, visto che i costi ricadono su chi la subisce, non su chi la disegna a Bruxelles.

La vera triade su cui dovrebbe fondarsi qualunque strategia climatica seria — adattamento, mitigazione, transizione — è stata nei fatti distorta e azzoppata da un impulso centralizzatore che privilegia sistematicamente un solo pilastro, la mitigazione, a scapito degli altri due. Il risultato è un impianto squilibrato, che insegue la riduzione delle emissioni locali europee mentre trascura sia l'adattamento concreto a un clima che sta già cambiando, sia una transizione energetica pensata con realismo ingegneristico piuttosto che con afflato ideologico.

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