
Saranno fischiate le orecchie al network pan-arabo Asharq News?
Sono ormai cinque anni che sono loro regolare ospite per affrontare con il solito pragmatismo le questioni macroeconomiche, energetiche e geopolitiche di mezzo mondo e dell'Europa in particolare.
Ma solo la settimana scorsa avevo dedicato un'intera e dettagliatissima putata del podcast al "Caos Francia", un cui stralcio è disponibile qui sotto.

Fatalmente l'intera puntata è stata condotta da Mirasha H. Ghazi con lo scopo di investigare proprio il set di ragioni che mettevo a fuoco nella puntata numero 31 del podcast.
L'intervista completa messa in onda assieme al dottor Seyed Michel Abou Najm, direttore dell'ufficio del quotidiano Asharq Al-Awsat a Parigi la trovate qui.
In particolare, mi sono espresso su:
- Il verdetto dei mercati e il sorpasso dei tassi: Il degrado dei conti francesi dura dalla pandemia. Dal 2022 i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni (OAT) sono peggiorati costantemente, superando in rendimento i BTP italiani. È il segnale che il mercato non crede più alla capacità di fare riforme strutturali.
- La coperta corta dello Stato sociale: Per anni la Francia ha assorbito le tensioni sociali con una spesa pubblica generosa. Oggi si trova incastrata: i mercati pretendono rigore fiscale, mentre la piazza (dalle fasce deboli agli studenti) chiede più sussidi. Le fratture socio-economiche sono ormai insanabili.
- Un organismo indebolito davanti al test europeo: Un'economia solida supera uno shock, ma un sistema già debilitato rischia l'esito fatale. Con oltre 3.600 miliardi di debito e un rapporto debito/PIL al 119%, le prossime tornate elettorali e l'ascesa di Marine Le Pen non saranno una sfida solo francese, ma il vero test di tenuta per l'intera Unione Europea e - il cielo non voglia - dell'attivazione del Transmission Protection Instrument della Banca Centrale Europea.
Fare approfondimento - seriamente - non è qualcosa che le latitudini nostrane apprezzino particolarmente. Rimane il podcast.
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