Nell'intervista del 2 Ottobre scorso sull'emittente emiratino Asharq News le acute domande di Hadjer Bioud sulle affrettate decisioni del G7 a trazione francese di accelerare il rilascio di scorte strategiche di diesel e petrolio mi hanno spinto a mettere a nudo, senza giri di parole, quanto sia forte la pressione che l’Europa sta subendo da forze esterne.

La pezza è peggio del buco, in sintesi. Ed il buco è la debolezza che ci siamo creati da soli, con le nostre scelte energetiche.

La carenza di diesel non è un incidente di percorso: è l’ennesima prova concreta dello status di “pària energetico” a cui il Vecchio Continente è arrivato. Dopo anni di politiche che hanno indebolito la nostra capacità di raffinazione e aumentato la dipendenza dalle importazioni, oggi ci ritroviamo a negoziare in posizione di fragilità, mentre i mercati globali sono già sotto stress.

Il tema della vulnerabilità europea oramai non fa più notizia. Ne ho parlato con cinico dettaglio nell'articolo del 9 Settembre pubblicato su Rivista Energia e Blog dal titolo "Ue, campione del mondo di crisi energetiche autoprodotte".

Ho poi dedicato ben tre episodi del mio podcast (Senza Scampo (2): dall'ETS al CBAM del 17 Agosto; La Triade Azzoppata (2) del 20 Luglio e Notti Bollenti (1) del 13 Luglio) alla scempiaggine immiserente delle politiche green europee che hanno acuito sulla pelle e sul portafoglio di famiglie ed imprese europee un contesto internazionale di per sè sfidante.

Ascolta il Podcast "Dalla Realtà al Mercato, dal Mercato alla Realtà"

Non è solo una questione di prezzi o di scorte. È il risultato di una strategia che ha privilegiato obiettivi ideologici a discapito della sicurezza energetica reale. E ora, quando arriva il momento della verità, ci tocca subire pressioni esterne per rimediare a errori che sono, in larga misura, nostri.