
Il due agosto sono intervenuto su Alghad TV a proposito di quello che sta diventando il tema dominante dei prossimi mesi: i prezzi alimentari. Il punto di partenza è semplice e numerico. L’indice FAO dei prezzi alimentari è tornato ai massimi da oltre tre anni.
The FAO Price Index is at its highest in 3+ yrs.
— Domenico De Giorgio, EU. Capre Diem (not a typo). (@degiorgiod) August 3, 2026
Persistent war-, weather- and geopolitics-related disruptions haunt food supply chains as food inflation remains a key concern for the stability of MENA and EMs, with DMs far from immune.
I chimed in on @AlGhadTV.
🙏 @ZZomti https://t.co/PEcWLy9JnK pic.twitter.com/njHcodyjde
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Non è un dato isolato. È il risultato di una sovrapposizione di shock diversi che non solo non si stanno riassorbendo, ma sono in fase espansiva. Ho spiegato che le catene di approvvigionamento alimentare sono sotto pressione permanente dall'estate del 2022.
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— Domenico De Giorgio, EU. Capre Diem (not a typo). (@degiorgiod) July 24, 2023
Westerners fail to appreciate the way African, Middle-Eastern countries percieve the food-supplies strangling-strategy adopted by Russia.
Such countries continue to feel as they are bearing a burden they did nothing to "deserve" as their people feel inflation, food insecurity. https://t.co/KdUtmvvHZw pic.twitter.com/pnIqWyIBAf
Oggi, lo sono non per uno, ma per ben tre ordini di fattori che agiscono insieme:
- le guerre e le tensioni geopolitiche (Ucraina e le sue conseguenze sulle esportazioni di grano, le criticità legate allo Stretto di Hormuz e, più in generale, le interruzioni logistiche);
- gli eventi meteo estremi (ondate di calore, siccità e incendi che stanno distruggendo ettari di terreni agricoli in Europa e negli Stati Uniti);
- i costi energetici e di trasporto che continuano a trasferirsi a valle sulla produzione e sulla distribuzione alimentare.
Questi elementi non si sommano soltanto: si moltiplicano. L’effetto è un rischio concreto di una nuova ondata inflazionistica sui generi alimentari e sulle materie prime agricole.
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Ho sottolineato che l’inflazione alimentare rimane una preoccupazione strutturale per la stabilità di MENA e dei mercati emergenti, ma che anche le economie sviluppate non sono immuni.
Items ex food and Energy drifting lower, likewise Services ex energy remain inertially high but down a hefty -0.7% HoH.
— Domenico De Giorgio, EU. Capre Diem (not a typo). (@degiorgiod) February 13, 2026
On the one hand, affordability issues persist, ... 2/ pic.twitter.com/XK0ouKb7EW
Gli shock degli ultimi anni — crisi ucraina, rotture energetiche e logistiche, eventi climatici ripetuti — hanno già lasciato un segno sui costi di produzione e sulle supply chain. Il caso del cacao è paradigmatico.
Quello che stiamo vedendo ora è la prosecuzione di quella dinamica, non un episodio passeggero.In sintesi: le disruzioni multiple (climatiche, geopolitiche ed energetiche) stanno spingendo i prezzi alimentari verso una nuova fase di rialzo. A pagare il conto più alto, come sempre in questi scenari, sono i paesi più esposti e meno attrezzati a gestire shock contemporanei su energia e cibo.È lo stesso meccanismo di trasmissione che ho descritto in altre sedi: quando l’energia e la logistica si rompono, il cibo non resta indenne.
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