New U.S. Federal Reserve Chairman Kevin Warsh holds a press conference following a two-day meeting of the Federal Open Market Committee (FOMC), at the U.S. Federal Reserve in Washington, D.C., U.S. June 17, 2026. REUTERS/Eric Lee

Oggi la Federal Reserve tiene la seconda riunione del FOMC sotto la guida di Kevin Warsh. Prima ancora che il comitato si esprima, i mercati hanno già fatto buona parte del lavoro, esattamente lungo il crinale indicato dal suo nuovo Presidente: la curva dei rendimenti sui titoli di stato statunitensi - e specialmente il suo il tratto a breve - fa osservare un balzo di circa 50 punti base nei tassi reali — il rendimento nominale al netto dell'inflazione di pareggio. È un movimento di dimensioni rilevanti, e non casuale.

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I miei grafici mostrano il meccanismo con chiarezza: il differenziale dell'inflazione di pareggio sulla parte a breve si è compresso, mentre il differenziale dei tassi reali è salito con forza, in parallelo a un indice del dollaro più solido. Sono esattamente i segnali coerenti con mercati che prezzano condizioni finanziarie più restrittive e maggiore fiducia che la Fed tenga sotto controllo l'inflazione.

Per capire perché questo accade proprio ora, serve il contesto. Insediatosi nel 2026 per scelta del presidente Trump - il quale come ogni buon immobiliarista incallito e talora pure bancarottiero odia i tassi di interesse, non comprendendone il senso peraltro - e sotto non beneauguranti auspici,

ha introdotto quello che considero il suo tratto distintivo: l'ambiguità costruttiva. A differenza dei predecessori, che si appoggiavano a indicazioni prospettiche dettagliate — segnalando il probabile percorso dei tassi in conferenza stampa o attraverso il dot plot — Warsh evita di vincolare sé stesso o il comitato a mosse specifiche nel breve termine. Ribadisce la determinazione della Fed sulla stabilità dei prezzi senza specificare quando o come intende agire. Un approccio che potremmo sintetizzare così: dire meno, lasciare che sia il mercato a fare il grosso del lavoro. Un qualcosa che ho apprezzato sin dai minuti successivi alla prima confereza stampa del professor Warsh.

Questa ambiguità ha già prodotto risultati concreti. Ha contribuito a far uscire dai prezzi parte del premio inflazionistico legato alla guerra che gli operatori avevano incorporato — timori che l'escalation geopolitica, la politica fiscale, i dazi o gli shock energetici si traducessero in un'inflazione persistente e diffusa. Tenendo le carte coperte, Warsh ha lasciato che fossero i dati e il pricing di mercato a lavorare: la curva ha mantenuto la sua inclinazione rialzista sui rendimenti, i tassi reali a breve si sono mossi esattamente dove ci si aspetterebbe da una postura restrittiva, e le aspettative di inflazione eccessive sono state spremute fuori dal mercato. Il rovescio della medaglia della compressione dei breakeven è precisamente questo rialzo dei tassi reali — ne avevamo discusso la meccanica nella puntata del podcast "Credito, Warsh e Inflazione: la dinamica dei tassi ", quando avevamo isolato il ruolo della risoluzione dello stretto di Hormuz come detonatore della compressione dei breakeven a breve termine e del picco di restrizione del ciclo.

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Oggi, con il FOMC riunito, Warsh si trova nella posizione di capitalizzare questo lavoro già svolto dal mercato: tassi reali a breve elevati, dollaro più forte, aspettative di inflazione meglio ancorate. Questo gli lascia margine per mantenere l'ambiguità costruttiva — ribadire la tolleranza zero sull'inflazione senza impegnarsi oltre, mentre il mercato obbligazionario ha già adottato una base restrittiva.

Tutto ciò rappresenta un risultato notevole in termini di disciplina di mercato. Dimostra come la strategia comunicativa possa essere essa stessa uno strumento di politica monetaria. Il vecchio regime di indicazioni abbondanti portava talvolta a un eccesso di accomodamento o a volatilità quando la realtà divergeva dalle attese; l'approccio di Warsh sembra invece lasciare che sia la curva — e i tassi reali — a parlare per primi. Naturalmente questo funziona solo se i dati sottostanti continuano a cooperare, a partire dai prossimi dati PCE, e se lui stesso agirà quando necessario.

Ma a oggi la sua postura ha spostato l'onere sul mercato in un modo coerente con una Fed più risoluta e meno prevedibile — dinamica che avevamo già mappato nella puntata del 6 Luglio "Credito, Warsh e Inflazione: la dinamica dei tassi" in "Tassi. Una Lettura Scomoda" parlando di geometria della curva e di dominanza fiscale. Non è solo matematica obbligazionaria: è come la retorica e l'ambiguità di una banca centrale possano ridisegnare il pricing di rischi come gli shock energetici da guerra o l'incertezza di policy senza bisogno di muovere i tassi nell'immediato.

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