Hormuz e Ucraina: quando due crinali energetici si toccano

Lo scrivevo il 13 luglio, parlando di Hormuz con AlGhad TV: non è il greggio il vero problema, è il carburante che non arriva. Le petroliere di benzina e distillati medi, a differenza del greggio saudita ed emiratino, hanno minori vie di fuga via oleodotto — o passano da Hormuz, o ci restan prigioniere dentro.

Nell'intervista rilasciata il primo di agosto ad Asharq News ho ripreso il filo, aggiungendo un tassello che aggrava la scala del problema: la sovrapposizione con la guerra russo-ucraina, ormai al suo quinto anno.

Il punto è che gli attacchi ucraini alle raffinerie e alle infrastrutture petrolifere russe non sono più un episodio: sono diventati strutturali, la "nuova normalità" del conflitto. E producono un effetto concreto — riducono la capacità di export della Russia, colpendo Mosca dove fa più male.

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Preso da solo, questo sarebbe già un fattore di tensione sui mercati dei carburanti. Preso insieme alle criticità di Hormuz di cui scrivevo a luglio, diventa qualcosa di diverso: non due crisi parallele, ma due crisi che si sommano nello stesso momento, moltiplicando — non solo addizionando — la pressione sull'offerta globale.

A questo si aggiunge un elemento che avevo già segnalato: il gasolio russo trattenuto in patria da Mosca. Tre fronti, non due, che convergono proprio mentre la domanda estiva di carburante spinge verso l'alto.

Le conseguenze secondarie restano quelle di sempre in questi scenari: l'aumento dei costi energetici si scarica su grano e alimentari, e a pagare il conto più salato sono le economie emergenti, strutturalmente più esposte agli shock energetico-alimentari. Rimane peraltro inteso come anche in Europa e negli USA non solo i prezzi ma anche i "differenziali" di produzione di carburanti e del diesel in particolare veleggiano a valori mai toccati prima.

Resta la domanda con cui chiudevo a luglio: quanto può durare? I meccanismi di riequilibrio del mercato, quando Golfo e Nord America hanno margine di manovra, storicamente contengono la durata di questi shock. Ma la velocità del contagio, oggi, sembra correre più veloce di quei meccanismi.

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